Come il contesto sociale si relaziona con la violenza di genere
Rivista Criminologia Italia - Diritto Più Edizioni
Anno I Numero 2 - Maggio 2025.

Abstract

I dati sulla violenza raccolti da istituzioni ed enti di ricerca (ISTAT, EURES, Osservatori Regionali) evidenziano come negli ultimi 26 anni:

  • sono diminuiti gli omicidi di uomini, mentre quelli delle donne sono sostanzialmente rimasti stabili;

  • sono aumentati gli omicidi in ambito familiare (specialmente donne). La convivenza è difatti la condizione più critica in un rapporto già compromesso;

  • il movente principale è rappresentato dalla gelosia;

  • sono aumentate le denunce di violenza sessuale e stalking;

  • si uccide di più al Nord, mentre le denunce per maltrattamenti sono più alte al Sud;

  • l’arma più usata è quella da fuoco per gli omicidi in Italia, mentre per i femminicidi c’è l’arma da taglio e successivamente l’arma da fuoco. In misura minore troviamo le armi improprie come lo strangolamento ed il soffocamento, quest’ultimo a pari dati con le percosse.

Per quanto riguarda il PROFILO delle VITTIME: hanno un’età compresa tra i 40 e 60 anni, si tratta di donne appena uscite da una relazione ( i primi tre mesi dopo la fine di una relazione sono infatti considerati i peggiori). L’ inoccupazione della donna e la questione economica sono elementi rilevanti che portano la donna in una condizione di subordinazione, dipendenza e addirittura anche sottomissione rendendola quindi più vulnerabile.

Per quanto riguarda il profilo dell’assassino, egli è : un soggetto sano, la maggioranza è di nazionalità Italiana, ha un’età media di 49 anni ed ha condizioni economiche e lavorative “ normali”.

Keywords: Report, Dati, Femminicidi, Violenza di genere, Vittime, Armi, Indicazioni profilo dell’Omicida

1. I dati della violenza di genere

Oggi le istituzioni e gli enti di ricerca monitorizzano molto più da vicino la società ed i fenomeni che in essa si manifestano, come il femminicidio: le Commissioni Parlamentari, l’Istat, l’Eures, gli Osservatori regionali sono in grado di fornirci un quadro composto di dati, che permette a tutte le forze in campo (operatori di centri anti-violenza, forze dell’ordine, personale sanitario) di vedere chiaramente la situazione e, di conseguenza, dirigere gli sforzi.

Il dato (1) da cui partire è l'andamento degli omicidi per genere negli ultimi 26 anni, che evidenzia come siano soprattutto gli omicidi di uomini ad essere diminuiti (da 4,0 per 100.000 maschi a 0,7), mentre le vittime donne sono rimaste complessivamente stabili (da 0,6 a 0,4 per 100.000 femmine). Nonostante gli uomini continuino ad essere uccisi di più rispetto alle donne, la diminuzione dell'incidenza nel tempo è dovuta anche alla contrazione degli omicidi legati alla criminalità organizzata, che coinvolgono quasi esclusivamente gli uomini. D'altra parte, invece, si è assistito ad un aumento degli omicidi in ambito familiare, dove le vittime sono in maggioranza donne. Sembra di leggere da questo quadro che la società nel suo complesso è più sicura, tranne che dentro le mura di casa.

Il report “Femminicidio e violenza di genere in Italia” pubblicato dall'Eures nel novembre del 2019 (2) evidenzia come nel 2018 sono state ben 142 le donne uccise, 119 in famiglia; il movente principale è la gelosia e il possesso (32,8%), ma aumentano le denunce per violenza sessuale (+5,4%), stalking (+4,4%) e maltrattamenti in famiglia (+11,7%). Si uccide di più nel Nord (il 45% del totale italiano), in particolare in Lombardia, seguita, poi, dalla Campania, dal Piemonte e dal Lazio.

In aumento i femminicidi commessi in ambito familiare/affettivo (+6,3%), dove si consuma l'85,1% degli eventi con vittime femminili: in particolare la maggioranza dei femminicidi familiari (65,6% del totale) è commessa all'interno della coppia, soprattutto coppie “unite” (coniugi o conviventi), mentre 19 vittime sono state uccise da un ex partner. Se la maggioranza delle donne vittime di omicidio sono uccise da un partner o ex partner, d’altra parte emerge un’irrisoria percentuale di uomini uccisi dalla propria compagna o moglie, così da dimostrare che nelle liti in casa gli uomini hanno una probabilità molto più alta di uscirne vivi (vedi fig.2).

Altro dato interessante è il numero di donne straniere uccise: se in genere rappresentano il 20% circa di tutte le vittime di sesso femminile, nel caso del femminicidio la percentuale sale in modo esponenziale, facendole rientrare nella categoria maggiormente esposta a rischio di escalation di violenza domestica.(3)

Tale dato può avere diverse letture: sicuramente può essere un indizio l’impatto con la nostra società subìto da persone provenienti da culture diverse, dove l’autodeterminazione femminile è ancora più difficile rispetto all’Italia, così come il fatto che le nuove migrazioni abbiano portato persone che qui vivono irregolarmente, non censite e quindi più vulnerabili perché meno propense a denunciare abusi e violenze.(4)

Fig.1: Vittime e autori di omicidio volontario in Italia. Fonte: Report ISTAT, Autori e vittime di omicidio - Anni 2018-2019, Roma, febbraio 2021.

Fig.2: Vittime di omicidio secondo la relazione con l’omicida per genere. Anni 2005, 2010, 2015, 2020. Fonte: Ministero dell’Interno (DCPC), database degli omicidi.

2.Profilo delle vittime

Per quanto riguarda il profilo delle vittime di femminicidio, più frequentemente hanno un’età compresa fra i 46 e i 60 anni, subito seguite da quelle fra i 36 e i 45 anni.(5) Si tratta prevalentemente di donne inserite o appena uscite da una relazione, di convivenza o matrimonio, in cui c’erano già da molto tempo episodi di violenza di coppia di diverso tipo. Per definire il tempo più critico dei femminicidi causati da separazione, i primi tre mesi successivi sono i peggiori. Questo dato è molto importante per le istituzioni che si occupano di pianificare la prevenzione e il sostegno alle vittime di violenza di genere. Oltre il tempo dopo la separazione, ci sono altri fattori di cui tenere conto per una prevenzione adeguata atta a evitare il femminicidio in casi a rischio, quali una sentenza del giudice, un sopravvenuto vincolo economico, una nuova relazione del partner vittima.(6)

Un alto numero di donne vittime si riscontra anche nella fascia d’età superiore ai 75 anni: in questo caso è spesso la malattia della donna a costituire un movente. Tale dato spinge ad una riflessione riguardo ai ruoli nella coppia e ad un’incapacità o insostenibilità da parte del partner a farsi carico di quelli che sono i compiti di cura socialmente e culturalmente affidati alla donna.(7)

La questione economica, come già ipotizzato, è un elemento rilevante che porta la donna a essere più vulnerabile: metà delle vittime risulta occupata, ne consegue che l’altra parte (48,1%) è casalinga, studentessa, disoccupata, pensionata (componente in crescita).(8)

Per quanto riguarda l’arma usata per il delitto, c’è una differenza tra i femminicidi e il complesso degli omicidi in Italia: nel secondo caso, l’arma da fuoco è prevalente, mentre nei delitti contro le donne al primo posto c’è l’arma da taglio, poi l’arma da fuoco. In misura minore troviamo le armi improprie, lo strangolamento e il soffocamento, quest’ultimo a pari dato con le percosse.(9) 

Tornando a un dato prima esaminato, la convivenza è la condizione più critica in un rapporto compromesso, con la condivisione di spazi e tempi ormai ingestibili, visto appunto che la maggior parte delle donne uccise convive con l’assassino. La cosa preoccupante è notare che gran parte di questi delitti (circa il 40%, con delle variazioni negli anni presi in esame) è avvenuto senza pregresse manifestazioni note, quindi il già presente disagio era celato all’interno dell’ambiente familiare. Nel 32,9% dei casi, invece, ci sono segnalazioni di litigiosità precedente, seguito dalla separazione intollerabile. Isolati sono i casi in cui entrambi i partner volevano lasciarsi o in cui è stata rilevata un’infedeltà da parte di uno dei due.(10)

Parlando dei pregressi episodi che anticipano l’omicidio, il rapporto Eures fa fatica a farne un quadro e ammette di riportare solo l’emerso perché spesso la vittima, per vergogna, paura o altre motivazioni, tiene per sé la violenza e quindi si crea un “numero oscuro” consistente, fatto di dati irrintracciabili. Specificato ciò, il 23,4% delle vittime aveva resi noti maltrattamenti subiti, il 15,2% delle vittime aveva dichiarato a terzi di violenze precedenti e il 10,6% aveva sporto denuncia.(11) Questi dati sono in miglioramento negli ultimi anni: tra il 2014 e il 2018 c’è stato un incremento dei reati denunciati in tutta Italia, con i valori più alti al Sud (+26%), seguito dal Centro (+ 18,6%) e dal Nord (+ 12,7%). In particolare sono state le denunce dei maltrattamenti in famiglia ad avere il maggiore incremento.(12)

Tra le violenze pregresse note nei confronti delle vittime di femminicidio troviamo soprattutto violenze fisiche, seguite da violenze psicologiche, dallo stalking (in aumento negli ultimi anni), pari merito con un’escalation di violenze, per poi avere altre forme di vessazione. Tali violenze precedenti risultano essere ricorrenti per la maggior parte dei casi.(13)

3.Caratteristiche dell'omicida

Per quanto riguardano le caratteristiche dell’omicida, i dati relativi non permettono di costruirne un profilo, ma possono comunque darci indicazioni utili: il 78,6% degli assassini sono italiani, autori anche di un terzo dei delitti con vittime straniere. L’età media degli assassini all’interno di coppie è di 49 anni lui e 45 lei. Questo dato è interessante e mostra, secondo il rapporto, un fattore di rischio nelle coppie dove l’uomo è più anziano e lei, in un processo di emancipazione sia psicologica sia economica, mette in crisi l’egemonia maschile nella relazione. Questa situazione comprende il 43,4% dei casi di femminicidio nella coppia, mentre per il 49,4% i partner sono considerati coetanei perché la loro età non supera uno scarto di cinque anni.(14)

Per le donne la situazione si è ulteriormente aggravata nel 2020, a causa del lockdown. Infatti, come abbiamo già visto, c’è una forte correlazione tra convivenza e rischio omicidiario, in quanto la maggior parte dei femminicidi avviene all’interno delle mura domestiche e segnatamente all’interno della coppia. In questo senso il lockdown ha aumentato l’incidenza degli omicidi nei rapporti di convivenza e lo ha ridotto negli altri casi. In valori assoluti (15), nel confronto tra i dieci mesi del 2019 e il medesimo periodo del 2020, il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi sale da 49 a 54 (+10,2%), mentre contestualmente è sceso da 36 a 26 quello delle vittime non conviventi (-27,8%).

  1. Cfr. ISTAT, Autori e vittime di omicidio - Anni 2018-2019, Roma, febbraio 2021.

  2. Cfr. EU.R.E.S., Femminicidio e violenza di genere in Italia, Roma, novembre 2019.

  3. Polizia di Stato, ... questo NON è AMORE - 2019, in www.poliziadistato.it (consultazione del 6 ottobre 2021).

  4. Ibidem.

  5. Gruppo di lavoro sul femicidio della Casa delle donne per non subire violenza, ONLUS (2019), I femicidi in Italia - I dati raccolti sulla stampa relativi al 2018.Bologna: Centro Stampa Regione Emilia-Romagna, p.18.

  6. Cfr. EU.R.E.S., III Rapporto su caratteristiche, dinamiche e profili di rischio del femminicidio in Italia. Roma, novembre 2015, p. 36.

  7. Gruppo di lavoro sul femicidio della Casa delle donne per non subire violenza, ONLUS (2019), I femicidi in Italia, cit., p. 11.

  8. EU.R.E.S., III Rapporto su caratteristiche, cit., p. 32.

  9. Ivi, p. 28.

  10. Ivi, p. 35.

  11. Ivi, p. 38.

  12. Cfr. EU.R.E.S., Femminicidio, cit.

  13. EU.R.E.S., III Rapporto su caratteristiche, cit., p. 38.

  14. Ivi, pp. 44-45.

  15. Cfr. ISTAT, L’effetto della pandemia sulla violenza di genere, anno 2020-2021, in www.istat.it (consultazione del 10 maggio 2021).